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E’ curioso come l’articolo sul tema della lentezza pubblicato online qualche giorno fa stia facendo il giro delle bacheche sui social network (I bambini hanno diritto alla lentezza)

Tutti colpiti, positivamente a quanto pare, dall’idea di rispettare i tempi dei bambini, sempre più “bombardati” oggi da attività che possano aiutarlo a sviluppare intelligenze di ogni genere.Tartarughe

Pubblicato da psicologi (me compresa), genitori, insegnanti, lascia traccia dell’importanza di rallentare…

 R a l l e n t a r e…

“Raaaallllleeeennnntaaaareee”…

L’articolo è piaciuto agli adulti, dunque.

Ma la vera domanda è:

“Ma noi adulti siamo disposti ad andare leeeenti? …………”

Andare lenti vuol dire smettere di rincorrere il successo, la vittoria, il primo posto, il voto più alto.

Andare lenti vuol dire prendersi il tempo di “perdere” tempo, ammesso che poi si tratti davvero di perdere e non di acquisire tempo diversamente, apprezzarlo, difenderlo.

Siamo disposti a “perdere” tempo per non perdere se stessi?

Siamo disposti a lasciar andare? A non competere? A fare per sé, ascoltando il proprio sé?

 

Per fare questo occorre guardare fuori dalla finestra e meno su windows, che ok, vuol dire comunque “finestra”, ma che è un tantino più elettronica, diciamo…

Guardare fuori per guardarsi dentro, allora.

Guardare e sentire. Creare immagini nell’immagine. Farne poesia.

Non è semplice. E ovviamente non è immediato.

Ottenere lentezza richiede rispetto della lentezza, richiede l’abbandono dell’efficienza e del risultato, per il gusto di fare un’esperienza. Qualunque essa sia.

Apprezzare la lentezza è un lavoro continuo, costante, paziente...è come piantare un seme e vederlo germogliare, poi fiorire, poi sbocciare, aprirsi e vederlo lasciare traccia a sua volta...
I giovanissimi sono pieni di risorse, a cui spesso rinunciano per stare al passo coi tempi…ma coi tempi di chi? Di cosa? A vantaggio di chi? E a vantaggio di cosa?

I giovani, i giovanissimi e i bambini a volte hanno richieste importanti, impegnative e al contempo semplicissime: la cosa che più chiedono è...l'ASCOLTO!

E l'ascolto si trasmette ascoltando e non ha bisogno di fretta. La fretta è una nemica dell’ascolto.

L’ascolto richiede tempo, pazienza, empatia, sospensione di ogni forma di giudizio.

Solo se l’adulto impara ad ascoltare, e ad ascoltarsi, può trasmettere l’ascolto anche all’altro.

I giovanissimi sono pronti a comprendere che ci sono doveri e responsabilità. Loro apprendono attraverso l’esempio, questo si sa.

La vera riflessione va fatta sugli educatori, e la famiglia è definita la prima “agenzia educativa”, seguita da scuola, ambiente sportivo, associazioni e altre realtà con le quali i minori si confrontano.

 

COME FARE A RALLENTARE?

Se anche gli adulti hanno il diritto alla lentezza, occorre che essi per primi diano valore a questo diritto.

Si rallenta iniziando a respirare, rispettando i propri tempi, i propri confini, i propri limiti.

In sintesi, si impara a rallentare rispettando i propri “Sì” e i propri “No”.

Poi, volendo prendere spunto dalla Natura, ci sono esperienze interessanti che riconnettono i tempi alla propria essenza.

La gravidanza è una delle occasioni che insegna ad avere pazienza, a prendere tempo, a rispettarlo...
Già dai primi nove mesi di gestazione intrauterina, ogni madre e ogni padre si sintonizzano coi bisogni del bambino. Attendono. Imparano ad attendere.

Può essere illuminante continuare a seguire il ritmo del bambino anche dopo la nascita, ritmo che egli stesso ci insegna...
E questo vale per i genitori.

Le altre figure adulte con cui poi il bambino crescerà e farà esperienza, avranno altri strumenti...
Per esempio un insegnante segue i suoi alunni e li annaffia come delle piante che fioriranno.

Un insegnante insegna a seguire la curiosità. E la curiosità cresce gradualmente per poi diventare attività.

Non ha bisogno di fretta. La fretta non aiuta l’apprendimento.


Lo stesso vale per gli allenatori sportivi. Un bambino impara a nuotare imparando prima di tutto a respirare, poi a riconoscere le sue forze, i suoi movimenti che si coordinano nel tempo, piano piano…

E così vale anche per tutte le altre realtà.
Così dev'essere.

Ogni pianta cresce coi suoi tempi. 

Inutile e controproducente riempire i bambini di impegni, compiti, attività, tecnologia, giocattoli, cibo...

Riempiendo il vuoto, quel vuoto fertile che il bambino saprebbe riempire da sé, per sè, cerchiamo di colmare la nostra fretta da adulti, per evitare che i nostri figli si annoino...come se fosse "una cosa brutta".
In realtà nella noia, nello Stare c'è la soluzione...e la soluzione è la Creatività.

Non c'è niente di più faticoso del dover stare al passo di un adulto, se si ha un passo da bambino.

E' scorretto.

Fa male al bambino e fa male all’adulto.

Fa male ad entrambi e alla relazione tra entrambi.

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